Acqua: a rischio anche i paesi ricchi
Goccia dopo goccia, l’acqua può scavare la roccia. Ma, goccia dopo goccia, si può sprecare un fiume. È quello che succede a Londra, dove si stima che le perdite causate da tubature vecchie e inadeguate riempiano, quotidianamente, l’equivalente di 300 piscine olimpioniche. Altre città come Houston (Texas) e Sidney stanno vivendo largamente al di sopra delle proprie possibilità: consumano più risorse idriche di quante ne riescano a reintegrare naturalmente. Altre regioni, come quelle che si affacciano sul Mediterraneo, stanno invece dilapidando le proprie riserve a causa di un turismo e un’agricoltura intensive e sempre più «assetate».
IL RAPPORTO DEL WWF – È la crisi idrica, e la novità è che non riguarda più solo i Paesi poveri o l’Africa sub-sahariana, bensì il Nord prospero e sprecone. Lasciare il rubinetto aperto mentre ci si lava i denti, insomma, potrebbe essere un lusso destinato a scomparire, poiché anche i ricchi saranno poveri (di acqua). Lo spiega un documentato rapporto del WWF rilasciato in questi giorni a Ginevra, dal titolo «Rich countries, poor water»: una delle panoramiche più complete sulla questione idrica nel mondo sviluppato. Lo studio evidenzia come la combinazione del riscaldamento globale, la scomparsa di aree paludose, l’inquinamento e la gestione approssimativa quando non irresponsabile di bacini idrici e acquedotti stiano trasformando la scarsità dell’acqua in un problema globale. A risentirne saranno Paesi fino ad oggi ritenuti al di sopra di ogni sospetto, quali gli Stati Uniti, l’Australia, la Gran Bretagna, il Giappone e la Spagna.
UN PROBLEMA GLOBALE – «La ricchezza economica non si traduce in abbondanza d’acqua – chiosa Jamie Pittock del WWF – Scarsezza e inquinamento stanno diventando sempre più comuni, e la responsabilità di affrontare il problema grava sia sulle nazioni ricche sia su quelle povere». La ricerca dovrebbe avere l’effetto di una doccia gelata per i delegati che si riuniranno il 20 agosto a Stoccolma, in occasione della Settimana Mondiale dell’Acqua (20-26 agosto), e invita i governi a modificare le proprie politiche idriche, dalla diminuzione delle fonti di inquinamento a una gestione più efficiente. Cambiamenti che avranno ricadute e implicazioni pesanti su altri settori, a partire dall’agricoltura, notoriamente una delle attività più idrovore. Se non verranno attuati dei mutamenti di rotta, nel 2050 sarà necessario il doppio della quantità d’acqua consumata oggi per soddisfare le esigenze di 9 miliardi di abitanti.
Carola Frediani - Corriere.it



