Ghiacciai delle Alpi addio scompariranno entro il 2100

Ci sono due scenari per le Alpi di fine secolo. Entrambi dipingono un quadro non certo idilliaco. Se anche solo la temperatura estiva e non necessariamente quella annuale, dovesse salire di 3 gradi rispetto alla media degli ultimi 50 anni, come sembra stia avvenendo, l’80% dei ghiacciai scomparirebbe, se la temperatura invece, dovesse salire di 5 gradi scomparirebbero del tutto.

In ogni caso dunque, entro il 2100 il paesaggio alpino sarà profondamente diverso da quello attuale, avvicinandosi di molto a quello appenninico. A queste conclusioni sono giunti ricercatori dell’Università di Zurigo (Svizzera) i quali pubblicheranno il loro studio sul prossimo numero di Geophysical Research Letters.

I piccoli ghiacciai, come quelli che caratterizzano le Alpi sono degli ottimi indicatori dei mutamenti climatici. A differenza dei ghiacciai Antartici infatti, i quali risentono dell’aumento o della diminuzione della temperatura atmosferica in tempi molto lunghi, in quanto si estendono per milioni di chilometri quadrati, quelli alpini, essendo piccoli, rispondono quasi immediatamente alle variazioni del clima e per questo sono tenuti sotto stretto controllo da ormai diverse decine di anni.

“Nel 1970 i 5.150 ghiacciai alpini coprivano complessivamente un’area di circa 2.909 chilometri quadrati. Già allora avevano perso circa il 35% del loro volume rispetto al 1850. Ma l’accelerazione del loro arretramento e assottigliamento ha portato dal 1970 ad oggi una perdita del 50% rispetto al 1850 con un anno, il 2003, che ha visto una diminuzione che per taluni ghiacciai ha raggiunto anche il 10%”, spiega Michael Zemp del Dipartimento di geografia dell’Università di Zurigo, responsabile dell’ultima ricerca.

I dati di partenza da cui partire per proiettare lo scenario di fine secolo sono stati proposti dall’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), un organismo internazionale che si occupa di mutamenti climatici, secondo il quale lo scenario climatico del 2100 vedrà un aumento della temperatura estiva compreso tra uno e 5 gradi celsius e con una diminuzione delle precipitazioni tra il 20 e il 30%. Secondo il modello dei ricercatori svizzeri per avere un impatto minimo sull’aumento della temperatura le precipitazioni dovrebbero invece aumentare del 25% per ogni grado in più rispetto alle medie. “Se ciò non avverrà la regione alpina di fine secolo possederà una quantità irrisoria di ghiacciai, se non addirittura la mancanza totale”, continua il glaciologo Zemp.

Forse potrebbe esserci un’eccezione. Il ghiacciaio Aletsch - che oggi si snoda per 27 chilometri e che in alcuni punti è spesso anche 900 metri e con il cui ghiaccio, una volta sciolto, si potrebbe dare da bene un litro d’acqua tutti i giorni per 12 anni a tutti gli uomini del pianeta - potrebbe non scomparire del tutto, ma ridursi a una lingua di pochi chilometri di lunghezza.

Il quadro dei ghiacciai alpini conferma l’andamento di tutti i ghiacciai del mondo (con l’eccezione di quelli antartici e di alcuni della catena del Karakorum, in Asia). Quelli equatoriali, a esempio, scompariranno ancor prima di fine secolo con conseguenze drammatiche sulla popolazione che vive nelle pianure che circondano il Kilimangiaro con la cui acqua di scioglimento dei ghiacci sommatali irrigano i campi.

Ma quali le conseguenze del ritiro dei ghiacciai alpini? “Gli effetti saranno enormi”, spiega Zemp. Non solo si avrà un crollo drammatico del turismo, ma nel corso di questo secolo si dovranno affrontare pericoli di laghi effimeri che si formeranno e scompariranno un po’ ovunque anche nell’arco di una sola stagione, le rocce si sgretoleranno per mancanza del ghiaccio che ora fa da collante, si dovranno affrontare problemi idrogeologici non indifferenti per piene improvvise dei fiumi che ricevono l’acqua dai ghiacciai e molto altro. “Il problema è molto più serio di quello che si era ipotizzato solo fino a pochi anni or sono - conclude Zemp - e dunque vanno prese già ora tutte le precauzioni del caso”.

Fonte: Repubblica.it

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