Grande Fratello marino

Centocinquanta milioni di dollari di investimento, migliaia di animali marini che finiranno sotto l’occhio del satellite. Gli scienziati canadesi dell’università di Dalhousie stanno per gettare nell’oceano la rete più ampia mai vista finora. Una volta catturati tonni, salmoni, squali, storioni, balene e foche finiranno in “sala operatoria”, e con un chip inserito sottopelle saranno di nuovo liberati nell’oceano. Ci penserà a quel punto il satellite, insieme a cinque stazioni di antenne piazzate a terra a registrarne ogni spostamento, come in un Grande Fratello degli oceani.

All’Ocean Tracking Network (questo il nome del progetto) partecipano una trentina di enti, università e istituzioni dell’America del nord, del sud, dell’Africa del sud, passando per il Giappone e le Hawaii. “Oggi noi conosciamo meglio il lato buio della luna che le profondità del mare”, ha detto Ron O’Dor, biologo dell’università di Dalhousie alla partenza delle navi incaricate di catturare i pesci.

Rispetto al lato buio della luna, il mare dà qualche preoccupazione in più agli scienziati. Pesca incontrollata, inquinamento e riscaldamento climatico stanno mettendo a dura prova l’habitat dei fondali e dei poli. Reti più limitate di monitoraggio di singole specie ittiche sono già in funzione da qualche anno. Ma questa è la prima volta che si punta a coprire il globo intero, con le cinque stazioni a terra distribuite fra Artico, Pacifico, Atlantico, oceano Indiano e mar Mediterraneo.

I chip assegnati ai vari esemplari hanno dimensioni variabili fra quella di una mandorla e i 5 centimetri. La durata della batteria supera i 20 mesi, per arrivare nel caso dei cetacei più grandi ai 10 anni. Carlo Froglia, ricercatore dell’Istituto di scienze del mare del Cnr, spiega come funzionano questi transponder, la cui tecnologia viene descritta dai biologi di Dalhousie come identica “allo scanner della cassa del supermercato”.

Quando il pesce è in immersione le sonde registrano posizione, temperatura dell’acqua, grado di salinità e luminosità. “Nel momento in cui l’esemplare sale in superficie - spiega Froglia - tutti i dati vengono scaricati al satellite o all’antenna della stazione terrestre. Più grande è il numero di animali seguiti, più validi saranno i dati ottenuti. Si tratta di tecnologie di avanguardia, ma esperimenti più piccoli nel passato ci hanno dato informazioni utili sulle rotte delle tartarughe e di vari cetacei”.

Dal Grande Fratello degli oceani gli scienziati si attendono sorprese. O’Dor, che ha partecipato in passato a una “caccia satellitare” al tonno, racconta di un esemplare che in due anni ha attraversato tre volte l’oceano Pacifico dalla California al Giappone.

Oltre ai transponder che inviano dati ai satelliti, finora gli strumenti usati per monitorare la vita negli oceani erano soprattutto apparecchi in grado di ascoltare le voci del mare. Installati durante la guerra fredda in mezzo agli oceani per segnalare la presenza di sottomarini nemici, oggi questi sensori aiutano i biologi a registrare le comunicazioni fra cetacei. E i segnali di sofferenza di molte specie marine sono già arrivati forti e chiari ai ricercatori. “Studiare va bene, ma forse è arrivato il momento di agire per salvare la vita degli oceani” commenta Froglia. “Nel momento in cui saremo sicuri al cento per cento che la salute del mare è compromessa sarà troppo tardi per intervenire”.

Le rotte di molti pesci si sono già spostate verso i poli. Alcuni esemplari di salmoni sono stati ritrovati a nord del Canada e dell’Alaska, a latitudini che si pensavano impraticabili per questa specie. La caccia indiscriminata ha ridotto a mal partito le popolazioni di squali bianchi, tonni e storioni. Il riscaldamento climatico ha indotto i pinguini ad anticipare il periodo di cova delle uova e sta riducendo il territorio di caccia degli orsi polari.

Fonte Repubblica.it


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