Infarto, l’enzima NADPH ossidasi aumenta il rischio

L’enzima NADPH ossidasi chiude le arterie e aumenta il rischio d’infarto. A stanare la proteina che sembra minacciare la salute del nostro cuore è uno studio del Policlinico Umberto I di Roma - Università La Sapienza che porta la firma di Francesco Violi, direttore della IV clinica medica della struttura ospedaliera. Aumentano quindi - secondo l’equipe capitolina - le possibilità di prevenzione di arresto cardiaco.

Gli esperimenti condotti - pubblicati sulla rivista internazionale Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology dellAmerican Hearth Association nel numero di agosto - dimostrano che la molecola è una potente antagonista dell’ossido nitrico, che è a sua volta un vasodilatatore presente nelle arterie e difensore dal rischio di infarto.

Per dimostrare ciò, abbiamo effettuato una ricerca su pazienti affetti dalla granulomatosi (malattia rara e cronica, un soggetto su 250 mila) - afferma Violi in una nota - e abbiamo visto che in questi soggetti, in quanto congenitamente carenti dell’enzima NADPH ossidasi, le arterie erano più pronte a dilatarsi. Ciò dipendeva dal fatto che l’ossido nitrico non veniva distrutto precocemente dai radicali di ossigeno prodotti dall’enzima. Questa ricerca dimostra per la prima volta al mondo che nell’uomo esiste una stretta correlazione tra l’enzima NADPH ossidasi e l’attività dell’ossido nitrico NO. E che ciò condiziona la chiusura delle arterie fino a poter aumentare il rischio di infarto.


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