Scoperti geni coinvolti nell’evoluzione dell’uomo
Nel DNA dell’uomo c’e’ una porzione ancora inesplorata, una vera e propria sequenza di ‘mattoncini’ che sembra essere coinvolta nello sviluppo del cervello, e che potrebbe contribuire a spiegare perche’ siamo cosi’ diversi dagli animali che (almeno dal punto di vista dell’evoluzione delle specie) piu’ ci somigliano.
La sequenza e’ stata battezzata HAR1, nome in codice che identifica 118 nucleotidi, ovvero le unita’ fondamentali del DNA: e la scoperta, pubblicata oggi su Nature, e’ solo la prima goccia di un mare di possibilita’, che spiegherebbero cosa e’ successo sei milioni di anni fa, quando l’uomo e lo scimpanze’ hanno iniziato a seguire percorsi evolutivi differenti.
Sono queste le scoperte di uno studio messo in pratica da David Haussler e dai suoi collaboratori, provenienti da importanti centri di ricerca americani ed europei come l’Howard Hughes Medical Institute (a pochi chilometri da Washington DC), l’universita’ di Bruxelles e l’universita’ Claude Bernard in Francia . In particolare, gli scienziati hanno confrontato in provetta il genoma dello scimpanze’, del topo e del ratto con quello dell’uomo, per identificare quelle regioni del codice della vita che sono rimaste praticamente inalterate in tutti gli organismi durante l’evoluzione.
E in mezzo a tutte quelle sequenze rimaste identiche per milioni di anni c’e’ un gruppo di 49 diverse HAR (Human Accelerated Regions), che presentano cioe’ una grandissima ‘accelerazione evolutiva’ rispetto alle analoghe sequenze custodite nel DNA degli altri animali. In parole povere, applicando i principi dell’evoluzione al DNA e alle provette i ricercatori hanno visto che in HAR1 si sono modificati, nel corso degli ultimi 6 milioni di anni, 18 dei 118 nucleotidi che la compongono. Un cambiamento davvero sorprendente, visto che - spiegano gli scienziati - dal momento in cui lo scimpanze’ e il pollo hanno intrapreso due strade evolutive differenti (cosa avvenuta invece 310 milioni di anni fa, ovvero un tempo piu’ di 50 volte superiore) nella stessa sequenza sono cambiati soltanto due mattoncini.
‘’Ora - spiega Haussler - abbiamo gli indizi che suggeriscono come questa sequenza sia coinvolta in un passaggio critico per lo sviluppo del cervello, ma abbiamo ancora bisogno di dimostrare che questo sia sufficiente a fare la differenza'’.
‘’E’ estremamente improbabile che l’evoluzione di un’unica regione del genoma possa fare la differenza tra il nostro cervello e quelli dei primati'’ aggiunge il ricercatore, che sottolinea come il prossimo passaggio da intraprendere sia quello di studiare le rimanenti 48 HAR.
E anche se e’ presto per dire di aver scoperto cosa distingue il cervello dell’uomo da quello dello scimpanze’, questo studio potrebbe essere un primo, piccolissimo passo nella giusta direzione.
Ansa
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