Se gli scienziati usano Photoshop…

Si può mandare ai propri amici una foto con alle spalle la Grande Muraglia cinese senza esserci mai stati; basta appoggiarsi al muretto di casa e poi ritoccarlo con Photoshop . Si possono, allo stesso modo, falsificare o migliorare alcune immagini scientifiche che sono la prova dei risultati ottenuti dopo un esperimento. Oggi questo succede e da tempo le riviste medico-scientifiche invitano i ricercatori ad adottare un comportamento etico rispetto alla produzione di dati e alla garanzia sulla loro veridicità.

La prima rivista ad intraprendere una dura lotta contro la contraffazione delle immagini scientifiche è stata, circa un anno fa, il Journal of Cell Biology che ha smascherato l’ormai famigerato Hwang Woo Suk, lo scienziato coreano salito agli onori della cronaca per aver falsificato i dati e immagini delle cellule staminali embrionali oggetto della sua ricerca

Oggi anche Ushma S. Neill, direttore esecutivo del Journal of Clinical Investigation, si schiera: il giornale non accetterà articoli nei quali ci siano foto che risultino ritoccate anche se queste lievi modifiche non incidono sui risultati. In particolare la Neill usa l’editoriale dell’ultimo numero della rivista per illustrare punto per punto quelle che sono le istruzioni agli autori e come verranno analizzate e valutate le immagini.

I consigli sono di una pragmaticità che colpisce: in sostanza si chiede ai ricercatori di essere rigorosi nella pratica quotidiana e di accompagnare a questo l’onestà intellettuale che questo tipo di lavoro richiede.

Fonte: Neill US

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